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Piccoli prestiti con un significato grande |
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46 microimprese finanziate, 424.116 euro erogati, per un ammontare medio dei prestiti pari a 9.220 euro ed un tasso di insolvenza contenuto, pari al 2.36%.
È questo il bilancio dei primi mesi di attività di Micro.bo, l’associazione che, dal febbraio 2005, opera nella capitale emiliana in partnership con la Banca di Bologna. Il fondo di garanzia, costituito dall’associazione grazie ad una serie di pratiche fideiussorie sottoscritte da una ventina di imprenditori bolognesi, è pari a circa 800.000 euro.
La durata dei prestiti è di un anno, anche se l’associazione sta pensando di introdurre un periodo di pre-ammortamento che permetterà a chi riceve il prestito di iniziare il pagamento degli interessi dopo 3-6 mesi dall’erogazione del credito.
Ma veniamo ai tassi di interesse che, nel caso di Micro.bo, corrispondono al 6%; “sono tassi di mercato: non c’è nessuna maggiorazione legata al fatto che si tratti di una microimpresa e, quindi, di un maggior rischio”, sottolinea Fabio Raimondi, direttore commerciale dell’istituto emiliano.
L’impressione è che, in realtà, quando si parla di microcredito non ci sia una regola e che ogni progetto faccia per sé: i tassi applicati dal Progetto di Microcredito Sociale della Compagnia di San Paolo, ad esempio, i cui partner bancari sono Sanpoalo Imi e Sanpaolo Banco di Napoli, corrispondono all’Euroirs più uno spread dello 0,50%.
Siamo attorno al 4 % o poco più. In questo caso gli ultimi dati del marzo 2006 parlano di 141 progetti finanziati (il 21% delle 719 domande prese in carico) con un importo totale di quasi 1,7 milioni di euro e un ammontare medio di 11.000 euro a prestito. Ma gli importi massimi possono arrivare fino a 20.000 euro per le persone fisiche e 35.000 per le cooperative sociali o le società di persone.
I beneficiari sono per la maggior parte donne (57%), e sono distribuiti in ugual misura tra italiani e stranieri, mentre oltre il 63% di quanti hanno ottenuto il finanziamento ha meno di 40 anni. Tra gli esempi delle attività finanziate dal progetto della Compagnia, l’avvio di un’attività commerciale di articoli di produzione africana e di un centro tatuaggi a Torino; l’apertura di una galleria d’arte, di una cartolibreria e di un servizio di tolettatura cani a Genova; a Roma il progetto ha finanziato l’apertura di un asilo nido e l’avvio di un’attività sartoriale, mentre a Napoli, l’apertura di un punto vendita di scooter e l’avvio di un’attività commerciale di vino.
Vale la pena di essere raccontata la storia di una coppia di marocchini che, nel novembre 2004, hanno aperto una rosticceria nel centro storico di Genova, grazie ad un finanziamento bancario agevolato con il quale fu ristrutturato il locale e furono acquistate le attrezzature necessarie.
Dopo un anno dall’avvio, nel maggio 2005, la coppia si è rivolta alla Compagnia: per la prosecuzione dell’attività si erano resi indispensabili ulteriori lavori di ristrutturazione e di adeguamento che sono stati effettuati proprio grazie al microcredito sociale della Compagnia.
Oggi l’attività è decollata, e le prospettive sono così ottimistiche che i proprietari sperano di poter affittare presto un ampio locale adiacente alla rosticceria, da allestire con tavoli e sedie, creando così, di fatto, un piccolo ristorante.
Per quanto riguarda i tassi di sofferenza, che indicano la mancata restituzione degli interessi o del capitale, l’esperienza di Sanpaolo Imi racconta che oltre il 92% dei pagamenti arriva puntualmente, mentre poco più del 7% presenta un ritardo nel pagamento della rata. “C’è da dire, però, che diversi casi di ritardo sono dovuti a momentanee difficoltà di salute o alla ritardata partenza delle attività commerciali finanziate”, assicura un portavoce del gruppo torinese.
Ma forse è ancora presto per fare valutazioni definitive: i finanziamenti hanno durata da uno a cinque anni ed il progetto ha soltanto due anni di vita. “Una peculiarità che distingue il Progetto della Compagnia di Sanpaolo da altre iniziative analoghe è che qui non vengono finanziate soltanto microimprese ma anche progetti rivolti alla occupabilità delle persone, cioè corsi di formazione propedeutici ad una specifica attività economica” sottolinea Luigi Morello, responsabile politiche sociali della fondazione torinese.
“A Roma ci sono stati parecchi casi di assistenti familiari domiciliari, le cosiddette “badanti”, che hanno ottenuto un finanziamento per sostenere l’esame di guida e avere la possibilità di recarsi in modo più agevole al lavoro”.
Nella classifica italiana dei maggiori finanziatori di microcredito, il gradino più alto del podio spetta, però, ad Etimos. Il portafolio attivo del consorzio, che rappresenta tutti i finanziamenti in essere, supera i 10 milioni e 200 mila euro. I tassi applicati ai prestiti sono del 3%.
Le risorse provengono tutte da risparmiatori “istituzionali”, come Caritas, fondazioni e Cooperative sociali, e inoltre Etimos beneficia di linee di credito agevolate, la più consistente delle quali porta la firma di Banca Etica. I fondi raccolti vanno a finanziare soprattutto progetti nei Paesi Poveri, ma non mancano iniziative tutte italiane, come il Progetto Barnaba, frutto di una collaborazione tra la Caritas di Andria, che seleziona i progetti da finanziare, e Banca Etica, che istruisce le pratiche e concede prestiti fino ad un massimo di 5000 euro.
Prima di ottenere il finanziamento i candidati seguono un percorso di formazione, grazie al quale imparano a pianificare un business plan, ad aprire una partita IVA, ad assumere e gestire eventuali collaboratori. Come vengono selezionati i progetti che verranno effettivamente finanziati?
Una prima valutazione avviene in base a criteri come la riduzione degli impatti ambientali, il consumo responsabile e l’accesso al lavoro da parte di soggetti svantaggiati. Ma la decisione finale sull’eventuale finanziamento spetta ad una commissione di otto membri, composta da don Mimmo Francavilla (direttore della Caritas di Andria e parroco a Minervino) e altri due religiosi, un avvocato, un consulente, una commercialista, una psicologa e tre animatori di comunità.
Per far fronte a crediti non restituiti c’è anche un fondo di garanzia, fornito per metà dalla Caritas e per l’altra metà da chi compra i fondi di investimento Valori Responsabili di Etica Sgr - società di gestione del risparmio di Banca Etica: un euro ogni mille va a costituire il fondo di garanzia destinato a progetti di microcredito in Italia.
Per la toscana Microcredito di Solidarietà Spa, il capitale di dotazione iniziale, cioè il capitale sociale che sarà utilizzato per finanziare le varie richieste, è di un milione e 400 mila euro. A chi si reca nei “centri di ascolto”predisposti dalla società senese per raccogliere sul territorio le richieste di finanziamento, alcuni volontari spiegano che l’importo massimo dei prestiti non supera i 10000 euro.
Dal mese di giugno, la società ha erogato circa una ventina di prestiti ad un tasso del 4,50%. “La durata massima del microfinanziamento è di 5 anni”, spiega il direttore generale Roberto Innocenti, “ma mediamente si attesta attorno ai due anni, due anni e mezzo”.
A cosa sono serviti i soldi stanziati da Microcredito di Solidarietà? “Abbiamo ricevuto, ad esempio, una richiesta di credito da parte di un immigrato per finanziare la pratica di ricongiungimento familiare”, racconta Innocenti. “altre persone, invece, hanno manifestato l’esigenza di consolidare posizioni debitorie pregresse: in questo caso abbiamo provveduto ad allungare il periodo di ammortamento, cioè il numero delle rate”.
Ma ci sono stati anche giovani neolaureati che hanno chiesto un finanziamento per l’apertura di un piccolo studio professionale; o ex detenuti che hanno avuto bisogno di una mano nel periodo immediatamente successivo alla scarcerazione. O ancora, di immigrati ai quali la società ha anticipato il pagamento dell’affitto per le prime mensilità.
A detta di Innocenti, nei primi mesi di attività, le cose sembrano procedere bene, e per il prossimo anno il budget a disposizione sarà di un milione di euro.
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