SOMMARIO
Non sempre i conti correnti sono facilmente confrontabili, e dopo il fallimento di Patti Chiari ci penserà Bankitalia a garantire una maggiore trasparenza delle offerte e delle condizioni proposte. All’orizzonte l’Indice Sintetico di Costo, che stabilisce in percentuale il prezzo effettivo del conto. L’Autorità di Vigilanza ha infatti previsto tre modelli standard di conti correnti
Contratti Chiari: ora ci pensa Bankitalia
Anche quando il conto è a zero spese, calcolare il costo complessivo necessario a mantenerlo non è così semplice. E non basta nemmeno sommare i canoni mensili o le spese di tenuta conto annuali per ottenere il vero costo del conto corrente. Spesso, infatti, bisogna tenere in considerazione anche commissioni aggiuntive o maggiorazioni di prezzo che possono, a fine anno, incrementare, e non di poco, il costo finale. Non si tratta dunque di maggiorazioni o voci di costo necessarie ad effettuare operazioni bancarie vere e proprie, ma commissioni percentuali applicate al conto che spesso compaiono sugli estratti conto senza che il cliente abbia ben chiaro a cosa servono o come vengono calcolate.
È il caso ad esempio della commissione di massimo scoperto, quella che applica una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto durante il trimestre e che si aggiunge agli interessi convenzionali. Oppure capita anche che alcuni istituti di credito continuino a far pagare spese di chiusura conto anche se queste sono state cancellate dalle liberalizzazioni Bersani e dalla legge che favorisce la portabilità dei conti correnti.
Come risolvere il problema? Innanzitutto serve aumentare la trasparenza dei conti correnti, favorire la confrontabiltà dei prodotti e fornire strumenti di controllo e verifica delle voci di costo che consentono di tracciare il “prezzo” definitivo del conto corrente che si dovrà sborsare, a conti fatti, a fine anno. Ma come?
In principio era Patti Chiari. Il consorzio nato nel 2003 per volontà della Associazione Bancaria Italiana e che aveva lo scopo di rendere più agevole, semplice e intuitivo il confronto delle diverse voci di costo (117 per la precisione) che costituivano un conto corrente. Ma questo solo in teoria. Con la conseguenza che l’effetto trasparenza desiderato si scontrava con ritardi negli aggiornamenti dei database (peraltro a pagamento e a carico delle stesse banche), problemi tecnologici legati al software utilizzato, scarsa confrontabilità da parte dei non addetti ai lavori che difficilmente potevano trarre informazioni utili dal confronto di un numero così elevato di variabili. Tanto più che l’aggiornamento delle schede veniva fatto in tempi differenti con il rischio di porre a confronto un prodotto nuovo con un conto corrente datato o fuori commercio.
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Ma Patti Chiari sembra essere giunto alla sua naturale conclusione, con Giuseppe Zadra, che da luglio non sarà più Direttore Generale dell’Abi. Cosa accadrà a partire dal luglio prossimo non è dato saperlo, anche se una prima anticipazione proviene proprio in questi giorni dalla stessa Bankitalia. La proposta di introdurre un Indicatore Sintetico di Costo (Isc) da applicare anche ai conti correnti (esattamente come già accade per i mutui, anche se non sembra aver rappresentato una risposta definitiva) per calcolarne il “prezzo effettivo” a fine anno, sembra infatti, un primo passo in avanti verso una miglior trasparenza e, soprattutto, verso il definitivo abbandono di Patti Chiari.
Della proposta si sa ancora poco, e ancora non è dato sapere quando sarà attivata e, soprattutto, se le banche decideranno di aderire. Ma si sa già, più o meno, come funzionerà.
L’Autorità di Vigilanza, considerate le infinite modalità di utilizzo dei conti a pacchetto, ha infatti previsto tre modelli standard di conti correnti (per ora, ma potranno subire delle modifiche) e a ciascuno di essi verrà attribuito un diverso valore di Isc. Così i conti vengono divisi in base all’operatività “bassa”, “media” e “alta”. La prima caratterizzata da una giacenza media mensile di 5.000 euro e da un’operatività che consta non più di 29 movimentazioni l’anno, di cui 22 a pagamento e 7 gratuite. La seconda categoria, con un plafond di giacenza media in conto raddoppiata, invece, prevede un utilizzo più assiduo del conto, con ben 131 operazioni dispositive, delle quali almeno 99 a pagamento. Infine l’ultima categoria, quella con operatività elevata, viene delineata su conti con giacenza media fissata almeno a quota 15.000 euro, con un numero di operazioni non inferiori a 290, delle quali almeno 207 a pagamento.
Il calcolo dell’Isc, dunque, comprende tutta l’operatività bancaria attivabile con un normale conto corrente, da bonifici a prelievi di cash da ATM appartenenti o no al Gruppo emittente. Da richiesta saldo o lista movimenti a versamenti di assegni, contanti, bonifici. Da invio dell’estratto conto in formato cartaceo a pagamenti di vario genere. Restano esclusi solo interessi e imposte.

