SOMMARIO
Continua la parabola discendente del Tasso Bce, che dopo l’ultimo intervento del Consiglio Direttivo della Banca di Francoforte si assesta ad un tondo 1%. Ma a esultare sono solo le banche, tra tassi attivi di conti correnti e di deposito che si riducono e rate di mutui gravate da spread sempre più alti.
Conti/Mutui. Calano i tassi ma brindano solo le banche
Lo aveva già anticipato Jean-Claude Trichet, il Presidente della Banca Centrale Europea, poco più di un mese fa, in occasione dell’ultimo taglio al saggio di sconto operato lo scorso 2 aprile. E oggi il Consiglio Direttivo della Banca di Francoforte, riunito a Bruxelles, ha mantenuto la parola data, tagliando il costo del denaro di un quarto di punto percentuale e portandolo a quota 1%. Il minimo storico finora registrato dal 1999, da quando cioè la Banca Centrale Europea ha iniziato a gestire la politica monetaria dell’Eurozona. Ma la parabola discendente dei tassi non sembra ancora aver raggiunto il fondo. “I tassi ora sono appropriati ma non abbiamo deciso che l’attuale livello sia il minimo possibile” ha confermato Trichet a margine della conferenza stampa, e ha aggiunto “stiamo ancora attraversando un grave rallentamento economico”. A giungo si vedrà.
Ma anche se i tassi di riferimento scendono, non sono previste buone notizie per i clienti delle banche italiane. Soprattutto non per i titolari di quei conti correnti che agganciano la remunerazione delle giacenze depositate proprio al tasso Bce. Come WeBank, che attualmente offre un tasso attivo fissato a quota 1,10% (pari cioè a tasso Bce -10%) e che a breve vedrà ridurre i rendimenti associati al suo Conto@me di altri 25 punti base, portando la remunerazione delle giacenze addirittura sotto il punto percentuale. Ed è prossimo ad un ribasso anche il tasso creditore applicato da Fineco Bank, la banca online del Gruppo Unicredit, per ora fermo ad un tondo 1%. Stessa sorte attende anche un altra banca solo-online, Iwbank, che prevede, per i sottoscrittori di Conto IW un tasso perfettamente allineato con il saggio di sconto stabilito dalla Banca Centrale e per ora fissato a quota 1,25%.
Non si salvano neppure i conti di deposito, quelli che, di norma, offrono tassi interessanti. Banca IFIS, ad esempio, in meno di due mesi ha portato la remunerazione delle giacenze lasciate in deposito su Conto Rendimax, dal solido 4,75% ad un più modesto 3% lordo. Anche se a partire dal 4 maggio offre il nuovo Rendimax Vincolato che arriva a garantire un tasso massimo al 3,75% per depositi a 12 mesi.
E si è mossa in anticipo sulla decisione della Bce anche Che Banca!, che a partire dall’8 maggio rivedrà al ribasso tutta la sua offerta, sia vincolata che base. In particolare scende di ben 0,6 punti percentuali il tasso attivo, lordo, associato ai depositi con somme vincolate a 12 mesi che si assesta, ora a quota 3,50%. Ben 1,2 punti percentuali in meno rispetto all’offerta record al 4,70% rimasta fissa per quasi un anno. Si riduce a quota 1,50%, invece, il tasso applicato ai depositi a 3 mesi, mentre non supera il tondo 3% il deposito vincolato a 6 mesi. E viene rivisto al ribasso anche il tasso base, che da quota 2,6% passa ad un più contenuto 1,75%. Ma i tassi restano in vigore solo fino al 31 maggio. Poi ci sarà da attendere il nuovo incontro del Consiglio Direttivo a Francoforte per sapere quale piega prenderanno i rendimenti, già ridotti all’osso, dei conti correnti e di deposito.
E cattive notizie sono in agguato anche per i mutuatari, di norma favoriti dal taglio dei tassi ai quali sono indicizzati gli interessi dei loro mutui ma che, stavolta, non potranno tirare un sospiro di sollievo. Perché quando il tasso precipita, c’è lo spread, cioè il guadagno della banca, ad incidere sulla rata mensile. E prontamente viene rivisto al rialzo, per controbilanciare la rata che si riduce. Da un’indagine condotta da Osservatorio Finanziario, infatti, emerge che da ottobre 2008 a marzo 2009 lo spread applicato dalle banche è cresciuto in media del 24,07%, passando dall’1,08% al più significativo 1,34% medio. E mentre il Bce segna il minimo di sempre a quota 1% e l’Euribor a 3 mesi, quasi allineato, non supera la modesta quota del 1,33%, chi ci guadagna è ancora la banca.

