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“Adesso tocca alle banche italiane”. Lo ha detto ieri notte (5 pomeridiane ora di New York) Nouriel Roubini , alla Conference Call planetaria via Internet riservata agli iscritti di RGE Monitor e organizzata da RiskMetrics "The Credit Crisis: How we got into the Current Mess and How We can Get out". Roubini si è guadagnato fama di "Cassandra" e di autorevole economista internazionale per avere predetto, in tempi insospettabili, la crisi finanziaria mondiale, e per avere previsto, alcuni mesi fa, anche il fallimento di numerosi grandi gruppi bancari internazionali. Il suo sito RGE monitor è considerato il primo canale finanziario americano. In particolare, Roubini, che non ha fatto nomi, ha indicato come prossimo alla crisi un gruppo italiano che “ha investito troppo in Paesi come Turchia e Ungheria”.

Nouriel Roubini : Ora tocca all'Europa

“Adesso tocca alle banche italiane”. Lo ha detto ieri notte (5 pomeridiane ora di New York) Nouriel Roubini, alla Conference Call planetaria via Internet riservata agli iscritti di RGE Monitor e organizzata da RiskMetrics "The Credit Crisis: How we got into the Current Mess and How We can Get out". Roubini si è guadagnato fama di "Cassandra" e di autorevole economista internazionale per avere predetto, in tempi insospettabili, la crisi finanziaria mondiale, e per avere previsto, alcuni mesi fa, anche il fallimento di numerosi grandi gruppi bancari internazionali. Il suo sito RGE monitor è considerato il primo canale finanziario americano. In particolare, Roubini, che non ha fatto nomi, ha indicato come prossimo alla crisi un gruppo italiano che “ha investito troppo in Paesi come Turchia e Ungheria”. Per l’economista newyorkese le banche italiane non sono ovviamente le sole a rischiare, ma tutti i gruppi bancari europei starebbero per essere colpiti dallo tsunami che si è abbattuto sugli Stati Uniti d'America e che, dopo UK e Irlanda, starebbe per arrivare sull'Europa occidentale, con grande e devastante violenza. "La crisi in Europa sarà peggiore di quella in USA", ha sottolineato Roubini. In Europa, dove già Portogallo e Spagna sono ormai da mesi in una situazione di recessione, la crisi sarà più grave, perché a fronte di un inflazione elevata si è in presenza anche di una pesante stagnazione. La BCE con i tassi cerca di tenere sotto controllo il primo problema, senza alcun controllo politico per cercare di rilanciare l’economia. In Italia, Francia e Spagna, ha sostenuto Roubini, ci sarà per tutto il 2009 recessione e credit crunch, oltre ad una inflazione particolarmente elevata. Si entrerà quindi in una pesante stagflazione.

Per la “Cassandra” della finanza mondiale, negli USA e nel mondo, Cina compresa, dove la crescita si è fermata e si prevede che dall'11% si scenda rapidamente verso il 6%, i prossimi a fallire saranno i fondi, a partire dai più piccoli, che spariranno a centinaia, e poi le assicurazioni e i grandi gestori di carte di credito. Resteranno in piedi sono i gruppi più grandi, quelli il cui crollo avrebbe effetti dirompenti sull’intero sistema, che dovranno adattarsi ad una regolamentazione di qualche tipo. Il problema della crisi attuale, ha detto l’economista americano, riguarda la capitalizzazione: anche Wachovia soffre di questo problema. “Le banche falliscono per insufficiente capitalizzazione e non per la crisi nella gestione del credito”.

"Il mercato interbancario è completamente congelato", ha detto l'economista "non si fa alcuno scambio e ci sono oltre 3 trilioni di dollari completamente fuori dal mercato bancario". Il problema riguarda soprattutto il settore corporate dove il credito è completamente congelato. "Fra sole due settimane cominceranno a chiudere i battenti le imprese non finanziarie", questa la fosca predizione di Roubini. E allora, come uscire da “The Mess”, dal "casino"? Prima di tutto nei prossimi sei mesi, bisogna infatti fare molto in fretta, è indispensabile agire sul fronte della policy fiscale delle imprese in modo tradizionale e non tradizionale. Bisogna, inoltre, stendere sopra tutti i depositi una “coperta assicurativa”, che li garantisca. C’è poi un altro problema, soprattutto in Europa e ancora di più in Italia: per Roubini si sta per riversare un vero e proprio “tsunami” di denaro proveniente dalle grande imprese internazionali, che non sanno dove investirlo. In altre parole, la troppa liquidità di alcune imprese a fronte della stretta creditizia per quelle più piccole è un altro grande problema. E’ possibile che alcuni grandi hedge fund si trovino a gestire tutto questo denaro in modo incontrollabile. Da qui l’ immediata necessità di controlli e regole.

E i tassi di mutui e prestiti? Scenderanno pesantemente, sostiene Roubini, e anche i prezzi scenderanno. Mentre il credito potrebbe essere sempre più caro soprattutto per le categorie a rischio, senza garanzie. In altre parole tempi durissimi, con un crollo generalizzato dei consumi. A chi domandava: ma dove investiamo adesso, nell’oro? Roubini ha risposto: non nell’oro, ma nel lavoro.
http://blogs.wsj.com/marketbeat/2008/10/02/live-blogging-the-roubiniritholtz-conference-call/

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