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SOMMARIO

Il 2008 sta per chiudersi. È tempo di bilanci, anche per l’investimento etico. La crisi finanziaria e la fuga dal risparmio gestito non hanno risparmiato i fondi socialmente responsabili. Ma l'investimento sostenibile continuerà a crescere. In che modo la crisi ha modificato le decisioni dei risparmiatori? Su quali titoli "etici" investire nel 2009?

Previsioni Risparmio: il 2009 sarà più etico?

Il 2008 sta per chiudersi. È tempo di bilanci, anche per l’investimento etico. La crisi finanziaria e la fuga dal risparmio gestito non hanno risparmiato i fondi socialmente responsabili. “Performance e deflussi in linea con i fondi comuni tradizionali” secondo qualcuno. “No, le cose sono andate meglio, i fondi etici hanno tenuto”, secondo altri. E il 2009? Giordano Beani, direttore investimenti e responsabile della gestione di portafoglio del fondo BNL per Telethon preferisce placare facili entusiasmi: “L’investimento etico rappresenta una nicchia di mercato e non credo che nel 2009 ci saranno forti discontinuità rispetto al passato. Tuttavia”, riconosce il gestore “nel lungo periodo la tendenza è sicuramente quella di una crescita dei fondi socialmente responsabili a livello globale”. In che modo la crisi finanziaria ha modificato le decisioni dei risparmiatori? Come andranno i fondi sostenibili nel 2009? Su quali titoli “etici” investire? L’Osservatorio finanza etica lo ha chiesto ai gestori italiani che si occupano di finanza etica.

C’è anche una società italiana tra i titoli “sostenibili” scelti da Aviva Investors, colosso londinese del risparmio gestito che in Italia colloca il fondo European Socially Responsible Equity Fund: si chiama Hera ed è una multi utility con sede a Bologna specializzata nell’erogazione di servizi ambientali, idrici ed energetici. Nel 2009 MPS Asset Management punterà sul vento, con Vestas, società danese che produce turbine per la generazione di energia eolica, e Gamesa, attiva nello stesso settore ma con sede in Spagna. BNP Paribas Asset Management scommette sui titoli farmaceutici e sul settore agroalimentare. “Tra gli altri stiamo valutando Danone e General Mills, Fresenius Medical Care e GlaxoSmithKline”, annota Giordano Beani, di BNP Paribas Asset Management, mentre la strategia SRI di BPM Gestioni sarà focalizzata sui governativi: “All’interno del nostro universo etico investibile, potrebbero risultare interessanti i titoli di debito pubblico di Paesi come l'Austria e il Portogallo”, chiarisce Gianluca Ferretti, Gestore della parte obbligazionaria dei fondi Valori Responsabili di Etica Sgr.

Anche in tempi di crisi, le opportunità non mancano, soprattutto se si guarda ai titoli si società o Stati che mostrano un buon profilo di responsabilità sociale e ambientale: “Il 2008 è stato caratterizzato dalla preponderanza dei flussi in uscita sulle considerazioni legate al giusto valore delle attività finanziarie”, premette Mario Baronci, Responsabile Mercato Obbligazionario di Sella Gestioni Sgr: “si e’ lavorato col machete, riponendo il cesello ed il compasso per tempi meno grami, ma noi vediamo il bicchiere mezzo pieno: i disequilibri di mercato offrono grandi opportunità di acquisto, e i temi che ritenevamo interessanti prima della crisi ora lo sono anche di più”.

Uno dei settori che, secondo gli analisti, offre prospettive interessanti è quello delle energie rinnovabili. Le ragioni non sono di natura prettamente finanziaria, ma, come suggerisce Mauro Costantini, responsabile Paesi emergenti azionari e fondi etici di Monte Paschi Asset Management, anche politica: “L'elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti ha risvegliato l'interesse negli investimenti legati alle “energie alternative” che dovrebbe subire una forte spinta anche dal punto di vista dell’innovazione tecnologica”.

Del resto, anche in passato, chi ha puntato sulle energie rinnovabili ha potuto cogliere opportunità d’investimento interessanti. “A partire dal 2004 abbiamo acquistato azioni della Solarworld, società tedesca specializzata nella fabbricazione di pannelli solari”, racconta all’Osservatorio finanza etica Jason Josefs, responsabile ricerca SRI team di Aviva Investors (Guarda la videointervista). In quel momento, il prezzo era molto basso, perché in Germania la legislazione sui temi ambientali era ancora arretrata”. Poco dopo, tuttavia, anche in Germania furono varate leggi che introducevano sussidi a favore dell’installazione di pannelli solari. Solarworld ne beneficiò, e i suoi azionisti fecero un ottimo affare. “Il guadagno derivante dalla vendita delle sue azioni salì alle stelle e la società acquisì molto più valore”, chiosa Josefs. Ma Solarworld non è l’unico esempio virtuoso di connubio tra responsabilità sociale/ambientale e performance. “Attualmente noi possediamo azioni di una società chiamata HERA: si tratta di una multi-utility company che tratta acqua, gas; circa la metà dell’energia che produce deriva dai rifiuti. Questa società possiede dei margini di crescita estremamente elevati”, assicura il responsabile del team di ricerca di Aviva Investors.

Non ci sono solo le energie rinnovabili. “Il tema dell'acqua, molto di moda sino all'anno scorso, si e' rivelato non solo “trendy” ma anche efficacemente difensivo”, annota il gestore del Nordfondo Etico Obbligazionario Misto proposto da Sella Gestioni: “Stiamo guardando con interesse anche al tema “wood”: si tratta di un segmento, attualmente, di nicchia…per il momento l’abbiamo acquistato per altri prodotti come i Fondi di Fondi”.

---- Sul versante dei titoli governativi, BPM Gestioni intravede delle buone opportunità su alcuni Paesi dell’area euro: “A mano a mano che la crisi si risolverà, è probabile che i rendimenti dei titoli governativi di alta qualità ritornino in linea con quelli degli altri Paesi dell’area euro, rendendo opportuno un inserimento più significativo di titoli corporate e di alti emittenti sovrani, compatibilmente”, precisa il gestore della parte obbligazionaria dei fondi Valori Responsabili, “con i limiti posti dall’universo investibile”. Nella selezione del portafoglio titoli vengono esclusi, infatti, i titoli di debito pubblico di Paesi che violano le libertà politiche ed i diritti civili oppure applicano la pena di morte. Quindi, nessun investimento in Treasury Bill statunitensi, né in titoli del debito di Cina, Giappone o India. Fuori anche Iran, Arabia Saudita, Pakistam, Iraq, Vietnam, Afghanistan e Libia.

Per la stessa ragione, anche il gestore del fondo BNL per Telethon ha escluso i titoli di Giappone e Stati Uniti dall’universo investibile del fondo. “Nel nostro portafoglio c’è una forte componente di titoli di debito italiani, di cui una certa quota è denominata in monete estere, come dollari americani e yen, allo scopo di sfruttare l’indebolimento dell’Euro da giugno a novembre”, chiarisce Giordano Beani. Solo il 4% della componente obbligazionaria è rappresentato da titoli corporate, tra cui figurano Atlantia - dal maggio 2007 la nuova denominazione sociale di Autostrade S.p.A., e Hong Kong Shanghai Bank (HSBC), un colosso finanziario che, sottolinea il gestore di BNL per Telethon, “presenta un profilo di rischio non particolarmente elevato”. Del resto, l’esposizione sui titoli finanziari è molto contenuta: rappresentano il 10% della componente azionaria che, a sua volta, corrisponde all’8% del patrimonio gestito dal fondo.

C’è anche chi ha scelto di estromettere categoricamente i titoli finanziari dal portafoglio titoli: “Da sempre escludiamo le grandi società finanziarie dal nostro paniere etico”, ha dichiarato di recente Alessandra Viscovi, Direttore Generale di Etica Sgr: “In base ai nostri criteri non passano la selezione, perché sono imprese che hanno punteggi ampiamente inferiori alla sufficienza, per la scarsa trasparenza nella destinazione degli investimenti” (leggi).

In generale, i fondi d’investimento socialmente responsabile tendono ad essere più difensivi, con l’obiettivo di realizzare performance interessanti sull’orizzonte di medio lungo termine. Una scelta che, grazie all’integrazione dei parametri di natura prettamente finanziaria e di quelli legati alla responsabilità sociale ed ambientale, si è dimostrata premiante, in non pochi casi, anche sul fronte della performance. Il fondo Gestielle Etico Obbligazionario, ad esempio, ha realizzato il 6,93% da inizio anno. Valori Responsabili Monetario ha ottenuto il 4,96%. “Si Tratta di uno dei rendimenti migliori della categoria, riconducibile a varie scelte gestionali che si sono rivelate vincenti”, spiega il Gestore della parte obbligazionaria dei fondi Valori Responsabili. “primo, il livello abbastanza elevato di duration, in previsione di una fase di politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea; secondo, l’assenza totale di corporate fino ad agosto 2008 e la loro presenza in percentuali inferiori all’1% ad oggi; terzo, l’assenza di Paesi che hanno subìto un forte allargamento degli spread di rendimento, come per esempio la Svezia, il Portogallo e l’Austria - inserita in portafoglio solo negli ultimi giorni - o che si sono trovati sull’orlo del default, come l’Islanda; quarto e ultimo, il forte sovrappeso in Germania, che ha visto un restringimento degli spread a seguito della cosiddetta “fuga verso la qualità” che ha caratterizzato i mercati nell’ultimo anno”. Anche i fondi obbligazionari misti di Etica Sgr (Valori Responsabili obbligazionario misto) e Bnp Paribas Asset Management (BNL per Telthon), hanno realizzato rendimenti interessanti, guadagnando rispettivamente il 2,65 ed il 2,24 da inizio anno. “È stato un ottimo risultato, se consideriamo che nel 2008 i mercati azionari hanno perso il 50%”, chiosa Beani (BNP Paribas Asset Management).

---- Certo, nel complesso, la crisi finanziaria scaturita dal collasso dei subprime americani non ha risparmiato il comparto dei fondi etici e molti prodotti, soprattutto gli azionari ed i bilanciati hanno contabilizzato delle perdite significative. “Durante il 2008 i Fondi del "Sistema Etico" hanno avuto una performance in linea con gli altri Fondi "tradizionali"”, sottolinea Mauro Costantini, responsabile Paesi emergenti azionari e fondi etici di Monte Paschi Asset Management. “La forte volatilità che ha caratterizzato l'anno in corso ha penalizzato anche i titoli di "nicchia" titoli cioè che investono in settori/attività particolari, come possono essere molte delle attività che si distinguono per un coinvolgimento nella “sostenibilità”, e che molto spesso hanno una capitalizzazione medio bassa. La crisi del credito e la necessità di liquidità”, prosegue il gestore, “ha penalizzato molto alcune società che essendo impegnate in business innovativi, hanno si ottime prospettive di crescita, ma per il momento devono fare un forte ricorso all'indebitamento, fattore altamente penalizzante in periodi come quello attuale”.

Alla crisi finanziaria si è infaustamente sovrapposta anche la crisi del risparmio gestito iniziata nel 2006, che ha coinvolto inevitabilmente anche i fondi SRI. “Nel 2008 i riscatti sono stati il linea con quando accaduto al sistema dei fondi comuni d’investimento nel complesso”, conferma Giordano Beani (BNP Paribas Asset Management). In altri casi, i fondi SRI hanno retto meglio. “È vero”, ammette Baronci (Sella Gestioni), “abbiamo registrato deflussi ma meno marcati rispetto alla media degli altri prodotti”. “Dal punto di vista del patrimonio, non ci sono state significative richieste di rimborso ma anche dal punto di vista delle sottoscrizioni i movimenti sono stati alquanto limitati”, precisa Costantini (MPS Asset Management).

Ciò detto, molti osservatori ritengono che la crisi finanziaria possa in qualche modo contribuire alla crescita dell’investimento socialmente responsabile: lo ha detto Marco Vitale, vice presidente di BPM Gestioni in un’intervista esclusiva all’Osservatorio finanza etica (guarda la video intervista). Lo dicono i gestori sentiti da Ofe a fine dicembre. “Rallentamento dell'attività produttiva, taglio dei costi da parte dell'imprese e conseguente ridimensionamento delle strutture aziendali con un forte ricorso ai licenziamenti, stanno iniziando a provocare forti effetti anche sul comportamento di tutti i giorni della gente”, premette Costantini (MPS Asset Managememnt), che prosegue: “Ciò porta ad una forte riflessione dell'attività di investimento e ad una maggiore presa di coscienza dei propri investimenti, dell'effettivo utilizzo dei risparmi che vengono destinati ai mercati azionari ed obbligazionari. Tutto ciò dovrebbe tradursi con un interesse maggiore verso gli "investimenti etici" che richiedono un approccio un po' diverso rispetto al classico investimento: la focalizzazzione non deve essere concentrata solo sul "ritorno" ma anche su "come il ritorno" viene realizzato”.

Giordano Beani (BNP Paribas AM) chiama in causa quella che definisce “la crisi di un intero modello di business”: “il perseguimento del mero profitto economico può portare alle conseguenze nefaste registrate nel sistema bancario americano; le stesse che alla fine ricadono su tutti gli stakeholders: azionisti, fornitori, dipendenti ecc. Per questo credo che la crisi possa accrescere l’attenzione verso il tema della responsabilità sociale, incoraggiando certe imprese, nel contempo, ad abbandonare l’ossessione per la massimizzazione degli utili trimestrali”. Mentre i manovratori di una finanza sempre più opaca e speculativa perdevano definitivamente il controllo, il sistema è crollato, coinvolgendo milioni di risparmiatori in tutto il mondo. A partire da quel momento, anche molti piccoli investitori hanno iniziato a porsi la fatidica domanda: dove finiscono i miei soldi?

Il tema della sostenibilità sta diventando sempre più una necessità per tutti e non più un argomento per pochi”, annota Costantini (MPS Asset Management), “il continuo interesse delle politiche dei vari Stati ai temi ambientali, per esempio, dovrebbe favorire un interesse maggiore verso questo tipo di investimenti”. Il trend è quindi di una crescita irreversibile dell’investimento sostenibile, non solo negli Stati Uniti ed in Europa, ma anche nel nostro Paese. A metà gennaio Credit Suisse lancerà un nuovo prodotto socialmente responsabile, che andrà a sostituire il fondo Christian Values. “L’investimento etico ha successo anche perché ha molte valenze: non riguarda solo temi “politicamente corretti” - l’energia pulita, la salute, l’ambiente - ma anche, più pragmaticamente, temi “finanziariamente corretti”, come la comunicazione, la trasparenza, il rispetto delle norme, la governance e, al negativo, la corruzione, l’abuso di posizione dominante e cosi’ via”, conclude Mario Baronci di Sella Gestioni:“Vi è un acceso ed attualissimo dibattito accademico, che non sembra concluso, se i Fondi SRI rechino alfa e valore. Una cosa e’ certa però: è assodata la funzione di potente ed efficace filtro dell’approccio SRI. Un attento screening etico avrebbe scremato sia Enron che Parmalat, per citare casi storici. Per non parlare della cronaca e dei recentissimi casi di frode finanziaria”.

Nel frattempo, anche in Italia crescono i gestori che adottano politiche di azionariato attivo nei confronti delle aziende in portafoglio. Etica Sgr ha appena appoggiato un’azione condotta dalla ICCR contro Cisco (leggi). BNP Paribas ha di recente intrapreso due iniziative analoghe: “Nel 2007 il nostro advisor etico, Vigeo, ci segnalò una controversia relativa a Microsoft, una delle società presenti allora nel nostro portafoglio titoli”, racconta Beani. “la multinazionale veniva chiamata in causa in tema di internet fragmentation, per un presunto coinvolgimento nell’attuazione di politiche censorie perpetrate da regimi illiberali. La questione venne sottoposta al nostro Comitato Etico che ci consigliò di vendere i titoli Microsoft in Portafoglio, suggerimento da noi puntualmente accolto”.

Nel 2008 BNP Paribas ha puntato il dito contro Lufthansa: “Alcuni mesi fa ci è stato indicato il caso di una piccola società del Gruppo Lufthansa attiva in Birmania, accusata di sostenere indirettamente il regime dittatoriale. In quella occasione, abbiamo avviato una vera e propria azione di engagement nei confronti dell’azienda madre, la quale ha fornito rassicurazioni in merito all’assenza di qualsiasi legame tra la società affiliata e la giunta dittatoriale. Un’azione analoga venne condotta negli anni passati anche nei confronti di ENI, in riferimento all’attività della multinazionale in Nigeria”.

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