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Un anno fa, a richiederne ancora l'abolizione, con insistenza, erano stati il Governatore della Banca d'Italia e il Presidente dell'Antitrust. Prima Mario Draghi, che l'aveva definita "istituto poco difendibile sul piano della trasparenza" e poi Antonio Catricalà, indicandola come "prassi iniqua e penalizzante per i risparmiatori e per le imprese". Di fatto, però, solo alcune banche virtuose avevano risposto all'invito eliminando la commissione di massimo scoperto (CMS). Nel VII Rapporto Conti Correnti 2009 di Of-Osservatorio finanziario si legge che "dal 2008 al 2009, la commissione di massimo scoperto media è diminuita del 22,62%, passando da una media pari a 0,685%, rilevata a febbraio 2008, dalla VI Edizione del Rapporto Conti Correnti, ad un più ridimensionato 0,53%, registrato a febbraio 2009. Inoltre il team di analisti di Of-Osservatorio Finanziario osserva anche che sono aumentati i conti correnti che hanno optato per il suo totale annullamento. Sono, infatti il 37,5% del campione i conti che hanno azzerato tale commissione, mentre fino a esattamente un anno fa la percentuale di conti con CMS pari a zero arrivava a stento a sfiorare la soglia del 20%. In particolare si sono dimostrati particolarmente virtuosi istituti come Banca Sella, Bper, Intesa SanPaolo, IWBank, WeBank, Unicredit, che hanno azzerato commissioni esistenti fino a un anno fa" (VII Rapporto OF Conti 2009, Premium pag. 45). Secondo un' analisi del gennaio 2008 di Abi, la media delle banche virtuose che avevano eliminato la commissione di massimo scoperto era più bassa, pari al 13%. Di fatto, però, oggi dai conti low cost che hanno abolito questo balzello, non è nemmeno possibile andare in rosso: se ad esempio si hanno 200 euro sul conto e si fa un bonifico anche di soli 200,1 euro la banca blocca il pagamento e lo stesso fa con il bancomat.
Dopo un anno, migliaia di cause - anche penali - in corso tra clienti e banche, la CMS è stata finalmente abolita? No, anzi il decreto legge n.78 appena approvato alla Camera e adesso passato al Senato, la reintroduce. Con un "tasso di Stato", che è molto vicino alla media attuale, già rilevata da OF nel suo VII Rapporto, cioè lo 0,5% trimestrale (ovvero il 2,2% annuale, a cui si aggiunge il tasso debitore applicato dalla banca). Un tetto molto alto: in modo paradossale, solo per capirci (e ovviamente non è così), si potrebbe dire che è lecito rubare, ma solo fino a 5 miliardi di euro! "Un regalo alle banche", secondo Adiconsum, che è, con tutte le altre associazioni dei consumatori, sul piede di guerra e ha istuito anche un osservatorio sulla CMS (leggi qui). Perché ogni volta che sembra partire una parvenza di concorrenza bancaria, il Governo, di sinistra o di destra, si mette di mezzo, come nel caso del tasso di Stato del 4% per i mutui variabili (leggi qui "Oops, è sparito il tasso al 4%")? Cosa faranno adesso le banche virtuose: saranno, loro malgrado, "costrette" a reintrodurre il balzello?
Una storia lunga 7 anni
Una storia travagliata e molto difficile, quella della commissione che penalizza chi sconfina dall'affidamento bancario. Una storia che parte dal luglio 2002, quando il Tribunale di Milano emise una sentenza secondo cui la CMS era illegittima, per chi non ha affidamento, mentre chi ha uno scoperto-affidamento una volta che lo ha completamente sfruttato, è costretto a pagare interessi sullo scoperto la prima volta a titolo di semplice interesse e la seconda volta a titolo di commissione di massimo scoperto. Da tempo, infatti, l’addebito della CSM era stato contestato anche in sede giuridica: la sua illegittimità riguarda lo sconfinamento del fido, cioè di una somma messa a disposizione con un tasso agevolato rispetto al tasso di debito, anche se molto spesso, erano i clienti senza alcun affidamento, quasi sempre pensionati, ad avere trovato addebitate cifre incredibilmente elevate per un rosso sul conto anche di pochi euro, avvenuto quasi sempre non per dimenticanza, ma per l'allungamento dei tempi di accredito di assegni, pensioni, bonfici da altre banche (altro problema promesso, ma poi non risolto dall'attuale decreto). Secondo alcune segnalazioni arrivate al blog di Of (blog.osservatoriofinanziario.com) per uno scoperto su un conto senza affidamento di 2 euro per tre giorni (venerdì, sabato, domenica), per un accredito della pensione Inps il lunedì invece del venerdì precedente, la somma richiesta dalla banca è stata di ben 59 euro. In effetti, le denunce avevano rilevato che, con la CMS, i tassi applicati sul rosso in conto arrivavano, nel 2002, al 25%-35%, con tassi decisamente fuori misura (usurai).
Come si calcola la commissione di massimo scoperto
La commissione di massimo scoperto, infatti, non viene quasi mai calcolata sulla somma affidata o rimasta disponibile, bensì, al contrario, sulla somma massima utilizzata nel periodo (cosiddetta “punta” nel trimestre) e per tutti i giorni del periodo di riferimento: in questo modo la somma calcolata dalla banca è molto elevata con tassi ben superiori a quelli previsti per qualsiasi tipo di prestito o affidamento bancario. La giurisprudenza indica, invece, che la commissione di massimo scoperto sia “conteggiata ad ogni chiusura di conto … in una misura percentuale sul massimo scoperto del periodo considerato e cioè sull’esposizione massima effettivamente raggiunta”. Per questo chi ha impugnato la commissione ricorrendo ad assistenza legale è sempre riuscito ad ottenerne l'annullamento. Tanto che il primo intervento di Banca d’Italia sulla CMS è del 2005 con una circolare interna con la quale si avvertivano le banche di “maneggiare con cura” la commissione in quanto poteva generare tassi usurari e portare a conseguenze penali.
Detto questo, come mai le banche hanno continuato ad applicare questa commissione? Sulla base dei contratti. In pratica, chi sottoscrive un affidamento sul conto sottoscrive anche clausole che determinano mora e tasso in caso di sconfinamento. Purtroppo, però, le clausole bancarie standard, inserite nei formulari contrattuali, non spiegano affatto il meccanismo con cui viene calcolata la commissione. Solo una attenta lettura degli estratti conto dimostra che la CMS è un aggravio del tasso debitore, nascondendo però la causa che giustificherebbe la commissione di massimo scoperto cioé la tenuta in disponibilità delle somme. La banca, in altre parole, nonostante lo sconfinamento, mantiene il fido al cliente, invece di bloccarlo e avviare procedura di pignoramento, nel caso si ritorni a rifondere il debito in tempi accettabili. E questa disponibilità "allo scoperto" alla banca costa. Sempre di più. Soprattutto in tempi magri, in cui sia i clienti privati sia soprattutto professionisti e piccole imprese hanno i conti in rosso per i ritardi di pagamenti. E il denaro alle banche costa più di due anni fa. La stima è di circa 100 milioni di euro al mese di perdita per banca.
Il decreto Bersani bloccato e rimandato
Il decreto detto “Bersani”, secondo pacchetto, all’art. 11 aveva di fatto abolito la CMS con il plauso delle associazioni dei consumatori, ma con la protesta di ABI che aveva ammesso che con l'abolizione di questo balzello le banche avrebbero perso ben 3 miliardi di euro l'anno. Poi un emendamento del precedente Governo di centro-sinistra, era il 2007, l'aveva di fatto reintrodotta, ma con qualche variante: restava l'abolizione per i conti senza fido, ma faceva la sua comparsa un corrispettivo con più limiti rispetto alle vecchie commissioni. Ad esempio si sarebbe applicato solo alle somme effettivamente utilizzate e non all’interno importo.
La lunga lotta nel Governo Berlusconi
Il governo Berlusconi con la legge 2/2009, aveva eliminato la CMS, e le disposizioni di Banca d’Italia davano tempo entro giugno 2009, alle banche, di provvedere ad informare i correntisti e ridisegnare un' eventuale nuova e trasparente commissione. In ordine sparso, le banche avevano abolito la CMS introducendola però con altri nomi. Di fatto, nell'ultimo periodo, molte banche avevano fatto lievitare i tassi di sconfinamento dall'affido sul conto fino a punte del 440%, soprattutto a professionisti e PMI con affidamenti anche solo di 5-10.000 euro, come segnalato puntualmente dalla Cgia di Mestre. Da qui numerose proteste, sostanzialmente rimaste inascolatate dato che il decreto votato ieri, di fatto, dopo un maxi-emendamento e un sostanziale ritorno indietro rispetto alla legge 2/2009, reintroduce la commissione per tutti.
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