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Ha finalmente svelato l’inganno: i cosiddetti conti “tutti a zero”, in realtà, di spese ne hanno. Il merito è del nuovo Isc introdotto da Bankitalia, l’indice sintetico di costo che definisce il costo totale del conto corrente a fine anno. Ma attenzione, perché gli Isc spesso non sono così facili da interpretare e, soprattutto, rischiano di rendere prodotti diversi difficilmente confrontabili. Ad un mese dall’introduzione della normativa, ecco tutti i primi dubbi sul nuovo indice
Primi successi (e dubbi) degli Isc
Il nuovo indice sintetico di costo (ISC) è nato da estenuanti mediazioni tra i rappresentanti di Banca d'Italia, i responsabili dell'Associazione Bancaria Italiana (Abi), e le associazioni dei consumatori a fronte di molte lamentele dei clienti che avevano negli anni scorsi evidenziato costi occulti o non previsti nei loro estratti conto di fine anno. L'indice ha come obiettivo principale stimolare la concorrenza, facendo chiarezza.
La metodologia seguita è quella della simulazione d'uso tra 3 profili tipo di clientela (giovani, famiglie e pensionati) a loro volta suddivise in chi usa di più l'online o piuttosto la filiale e in chi ha un utilizzo basso, medio ed elevato del conto corrente. Complessivamente i profili si moltiplicano in 6 simulazioni standard su cui calcolare il costo del prodotto che diventano 7, se si considera, accanto ai conti a pacchetto, anche quelli a consumo (conto ordinario). Ma alla fine sono 14, dato che per ciascun profilo c'è la simulazione d'uso online e multicanale, che vuol dire in pratica che si conteggiano anche le spese di operazioni in filiale, al telefono o allo sportello bancomat.
I profili sono i seguenti: giovani suddivisi in due simulazioni per chi usa preferibilmente l'e-banking e per chi invece usa la filiale e che in entrambi i casi hanno poco denaro sul conto, al massimo 1500 euro l'anno e nessun investimento. Ci sono poi le famiglie, a loro volta suddivise in tre fasce: famiglia che utilizza poco il conto (con operatività bassa, giacenza media sul conto di 4mila euro e investimento di 6mila euro), famiglia che usa abbastanza il conto (con operatività media, giacenza annuale di 5mila euro e investimento di 33mila euro) e famiglia che movimenta molto il denaro (con operatività elevata, giacenza media di 5mila euro e 80mila euro investiti). Per ciascuno di questi profili si considerano come sempre coloro che usano il web e gli altri che invece preferiscono la filiale. Poi ci sono i nonni, i pensionati a loro volta suddivisi tra chi usa poco il conto (con operatività bassa, 4mila sul conto 30mila investiti) e al contrario quelli che sono più attività (con operatività media, 6mila euro sul conto in giacenza e 85mila euro investiti). Per calcolare l'Isc, le banche indicano il numero di operazioni per ciascuno dei 6 profili: 164 per i giovani, sia che usino il web sia che invece vadano alla filiale, 201 per la famiglia con operatività bassa, 228 quelli della famiglia con operatività media e 253 per la famiglia con operatività elevata. I pensionati con operatività bassa movimentano il conto con 124 operazioni l'anno, gli altri ,con operatività media, con 189 (vedi tabella)
A circa un mese di distanza dalla sua entrata in vigore è possibile stilare un primo bilancio, molto provvisorio, del nuovo sistema. Anche se alle numerose domande che emergono dai primi confronti non sempre è possibile, ad oggi, trovare una risposta. Due fatti comunque appaiono certi. Il primo è che non si tratta affatto di un meccanismo semplice. Addirittura c’è chi teme che possa alla fine risultare meno efficace perfino delle schede di Patti Chiari, che di fatto vanno a sostituire, certificandone la chiusura.
Si tratta di una classificazione che parte da una suddivisione di tipo sociologico della clientela, che tiene poco (o per nulla) conto delle modalità d’uso e della tipologia dell’offerta. Ad esempio, le banche che hanno conti a Isc zero sono quelle mono-conto, cioé le online come Ing Direct, IWBank, Websella e Webank che indicano come non disponibili i profili multicanale (cioè con operatività in filiale), anche se offrono praticamente tutti i servizi, anche il versamento di contanti e assegni. Nei profili d'uso online sono considerate anche operazioni come versamenti contanti e assegni, invio dei fogli trasparenza e estratti conto che in pratica chi usa l'e-banking si ritrova a fare o utilizzando metodi alternativi (versamento attraverso sportelli bancomat evoluti) oppure a non fare mai dato che ad esempio online è possibile accedere ai documenti in formato Pdf senza spendere un centesimo. Il problema è che alcune banche conteggiano questi costi e altre, come quelle online, no.
La seconda certezza è che comunque dalla lettura dei fogli informativi pubblicati in quest’ultimo mese è evidente che (quasi) tutti i conti a pacchetto che dichiarano costi pari a zero (alcuni addirittura rafforzavano il messaggio con uno zero nel nome del conto) in realtà non sono a costo zero. Mentre risultano mantenere realmente quanto promesso i conti online. E’ stato smascherato l’inganno? Apparentemente sì. In realtà sono sorti nuovi dubbi. E cioè che la metodologia non si adatta a entrambe le tipologie di conto (online e a pacchetto). E per alcuni è valida solo per quelli a pacchetto. Per altri è addirittura penalizzante per i conti che si acquistano in filiale. Ma con questa metodologia i conti a pacchetto risultano comunque meno convenienti di quelli online. Le banche saranno costrette a modificarli o addirittura a cancellarli dalla propria offerta?
In effetti la comparazione avviene sulla base dei costi. Ma il costo è tutto per un conto? Se un prodotto offre il deposito remunerato e un tasso debitore basso può risultare molto più conveniente di un altro a costo zero, ma anche a zero servizi. Ma questo l'Isc non lo rivela. Nè rivela se il conto ha anche promozioni aggiuntive come il rimborso dei bolli o se offre un servizio di consulenza ottimale o ancora se ha filiali vicine a casa. Nei profili ci sono buchi? Le banche dovranno chiedere di cambiarli o dovranno adeguare i loro conti ai profili appiattendo l'offerta?
C’è poi un’ultima domanda, ancora più complessa: cosa accade se alla fine dell'anno il costo di un conto supera l'Isc dichiarato? Assisteremo ad un aumento delle proteste da parte dei clienti? D'altra parte nel formula di rito per indicare un Isc nei fogli informativi è "quanto può costare il conto corrente", non quanto costa realmente.
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